Cosa deve fare l’azienda per prevenire il mobbing?

Fortunatamente ci sono vari strumenti per fronteggiare il Mobbing da quelli medico-legali, legali, psicologici.

Ancora più importante, però, è migliorare la cultura organizzativa dei vari contesti lavorativi.

In una ipotetica campagna di sensibilizzazione vanno coinvolti tutti gli attori che fanno parte dell’ambiente, poiché ognuno di loro contribuisce inconsciamente o consapevolmente al mantenimento di quelle dinamiche relazionali che portano all’attuazione delle condotte ostili e mobbizzanti.

La prevenzione è, infatti, un elemento fondamentale ed imprescindibile.

Cosa prevedono le scienze della gestione delle risorse umane?

A tal proposito, già nel 2005, in un articolo molto interessante, inerente la gestione delle risorse umane.

Il professore di Neuroscienza e Leadership strategica Steven Poelmans parla di Retribuzione emotiva.

Cos’è la retribuzione emotiva?

E’ “lo stipendio emotivo, ossia l’insieme di retribuzione non monetaria che il lavoratore riceve dall’impresa per cui lavora e che integra il normale stipendio con formule creative, che si adattano alle necessità dei lavoratori di oggi”.


Con la retribuzione emotiva il lavoratore è considerato persona e non solo risorsa produttiva.

Cosa si deve garantire al lavoratore per far si che possa percepire una ricompensa emotiva?

Si va oltre quella che è una ricompensa economica, poiché si intende garantire al lavoratore:
a. Un ambiente di lavoro accogliente e stimolante;
b. Un contesto in cui si investa in formazione e acquisizione delle competenze tecniche e trasversali;
c. Un luogo dove poter coltivare relazioni tra pari e tra colleghi di status differente;
d. Orari compatibili con la vita privata;
e. Sviluppare il proprio talento.

Il concetto di retribuzione emotiva ha come costrutto di base l’idea che, per fidelizzare il lavoratore talentuoso del Nuovo Millennio, l’azienda non può e non deve basarsi esclusivamente sulla quantificazione dello stipendio.

Qual è la migliore strategia per gestire le risorse umane?

Nella letteratura scientifica in psicologia del lavoro e delle organizzazioni, infatti, si stanno diffondendo in maniera sempre più capillare, filoni di ricerca che si basano su nuove modalità di gestione delle risorse umane, tra cui quello dell’utilizzo dell’intelligenza emotiva-EI (Salovey & Mayer, 1990; Goleman, 1994) a lavoro.

Gli autori definiscono l’EI come quella capacità di conoscere e saper interpretare i sentimenti e le emozioni proprie ed altrui, di riuscire a distinguerle e di utilizzarle per pensare e agire nella maniera più consona.

Quali sono le componenti fondamentali dell’intelligenza emotiva?

Daniel Goleman (1994) individua le componenti fondamentali dell’intelligenza emotiva, distinguendo:
• La consapevolezza di sé, cioè la capacità di raggiungere obiettivi partendo dalle proprie emozioni;
• Il dominio di sé, ovvero la capacità di utilizzare le proprie emozioni per uno scopo;
• La motivazione, vale a dire la capacità di comprendere il motivo reale che spinge all’azione;
• L’empatia, quella capacità di comprendere gli stati emotivi e le azioni altrui;
• Le abilità sociali, cioè la capacità dello stare insieme agli altri comprendendoli.

La prevenzione è dunque fondamentale per contenere il fenomeno del mobbing?


Grazie a questi studi, dunque, oltre ad intervenire sulle situazioni conclamate di Mobbing (cioè laddove il Mobbing si sia già manifestato producendo le sue nefaste conseguenze), è importante soprattutto prevenirlo attraverso iniziative mirate come corsi di formazione e di informazione.

Si può agire anche con largo anticipo, a partire dall’istruzione e dall’educazione, in quanto la trasmissione dei principali valori etici e di convivenza sociale e civile, può rappresentare un passo importante per la strutturazione di una sana coscienza collettiva, capace di contrastare ogni forma di violenza e/o di discriminazione nei confronti degli esseri umani.

È fondamentale educare le nuove generazioni al rispetto di qualsiasi persona.

Un buon esempio può venire dalla filosofia sportiva in generale e degli sport di squadra in particolare (ad esempio il rugby, in cui c’è molta complicità e parecchio contatto fisico), perché ciò che differenzia un gruppo da una squadra è avere un obbiettivo comune a cui tutti, pur nella diversità dei ruoli, delle competenze e delle capacità, devono tendere ed è proprio questo che, invece, accomuna la squadra ad un team di lavoro.



Paola Retta
Giornalista e speaker radiofonica

(come giornalista esperta di mobbing, mi occupo di creare articoli e riflessioni che

trattano questo fenomeno diffuso e dannoso sul posto di lavoro.

I miei articoli mirano a sensibilizzare il pubblico sulle diverse forme di mobbing, sui suoi

effetti sulla salute mentale e fisica dei lavoratori e sulle misure di prevenzione e di contrasto)